Il bambù (in inglese bamboo) è il termine utilizzato per identificare un gruppo di piante della famiglia delle graminacee che conta circa 1400 specie e 100 generi, di crescita veloce, analoghe ad altre graminacee come il riso, il mais il grano ecc.; esistono diversi tipi di bambù, dai tropicali a quelli che ben si adattano anche a climi temperati e freddi.

Il bambù è originario delle regioni tropicali e sub-tropicali per lo più dell’Estremo Oriente, ritroviamo specie spontanee anche in Africa, Oceania e America, ma il bambù si trova naturalmente anche in zone temperate, a latitudini da 46° N a 47° S, dal livello del mare fino a 4000 metri di altitudine (IFAR/INBAR, 1991, Tewari, 1992).

Il termine Bambù ha origine dalla lingua Malai “Mambu” e fu tradotto poi in inglese con il più noto nome di Bamboo; la sua introduzione in Italia è attribuita al Prof. Orazio Fenzi, botanico toscano ed è datata 1884.

I bambù sono piante a portamento arbustivo, sempreverdi, molto vigorose, la loro altezza può variare da pochi centimetri fino a 40 metri ed il diametro può raggiungere i 30 cm. Variegata ed ampia è anche la gamma di forme e colori: si possono incontrare bambù di colore giallo, nero, a strisce, rampicanti e persino spinosi. Il genere Phyllostachys è sicuramente il più diffuso e conosciuto in Italia, frequentemente viene confuso con l’Arundo donax, presente su tutta la penisola lungo ripe e scarpate.

Caratteristiche del bambù

Il bambù presenta caratteristiche notevoli:

  • elevato assorbimento di anidride carbonica: un bosco di bambù è in grado di catturare fino a 17 tonnellate di carbonio per ettaro all’anno grazie alla notevole e perenne superficie fogliare;
  • forte capacità di contrastare l’inquinamento atmosferico e del suolo: con le sue radici il bambù trasforma gli inquinanti (compreso l’azoto) in biomassa;
  • resistenza all’attacco di malattie solite per altre graminacee, perciò la pianta non necessita di particolari cure ed attenzioni;
  • capacità di mantenere pulite le acque di fiumi e laghi: infatti i bambù rappresentano una strategia per la gestione dei rifiuti organici animali economicamente ed ecologicamente sostenibile;
  • ideale per il consolidamento e il rimboschimento delle scarpate, prevengono frane e smottamenti grazie all’apparato radicale formato da rizomi e da radichette che non appesantisce il terreno con carichi concentrati.
  • ottima capacità di trattenere l’acqua, grazie alla quale previene il dilavamento del terreno evitando così, in caso di forti piogge, pericolosi ingrossamenti di torrenti e fiumi. La suddetta capacità serve alla stessa pianta per resistere ad eventuali periodi di siccità più o meno lunghi;
  • resistenza agli incendi: allo stato verde è difficilmente combustibile ed anche se si brucia la sua parte aerea e il suo carattere rizomatoso gli garantisce la capacità di rigenerare comunque canne nuove ogni anno;
  • ottima barriera naturale contro le polveri, frangivento e antirumore.

Classificazione botanica

La classificazione del bambù avviene tramite l’analisi dei semi, tuttavia i bambù hanno intervalli di fioritura estremamente variabili, per questa ragione i ricercatori non sempre riescono ad attribuire un nuovo esemplare ad una particolare specie o genere.

Alcune specie fioriscono frequentemente e con cadenza regolare, mentre in alcuni casi la fioritura dei bambù avviene ad intervalli di addirittura 80-100 anni ed in modo gregario, ovvero contemporaneamente per piante della stessa specie in zone differenti del mondo e secondo cicli non ancora del tutto chiari. Il processo di fioritura dei bambù resta infatti ad oggi un fenomeno oggetto di studio a livello mondiale.

La tabella seguente rappresenta la classificazione botanica del bambù:

Dominio: Eukaryota

Regno: Plantae

Phylum: Euphyta, Magnoliophyta

Divisione: Angiospermae

Classe: Liliopsida

Sottoclasse: Commelinidae

Ordine: Grumiflorae

Famiglia: Graminaceae (Poaceae)

Subfamiglia: Bambusoideae

Tribù: Bambuseae, Olyreae

Subtribù: Bambusine, Arthrostylidiinae, Arundinariinae, Bambusinae, Chusqueinae, Guaduinae, Melocanninae, Nastinae, Racemobambodinae, Shibataeinae

La sottofamiglia dei bambù (Bambusoideae) riunisce circa 1400 specie in 101-108 generi ed è sempre stata divisa in due grandi gruppi: i bambù legnosi (Bambuseae) con circa 1290 specie, e i bambù erbacei (Olyreae) con circa 115 specie (GPWG 2006).

Struttura della pianta

A livello strutturale i bambù sono composti essenzialmente da tre parti: il sistema sotterraneo di rizomi (radici), il culmo (canna), ed i rami, tutte formate secondo uno stesso sistema di serie alternate di nodi ed internodi.

Con la crescita della pianta gli internodi, dapprima avvolti l’uno sull’altro, si allungano come in un cannocchiale telescopico fino a raggiungere la massima estensione che manterranno per tutto il corso della loro vita.

Gli internodi della canna sono generalmente cavi e sono separati l’uno dall’altro da dei diaframmi all’altezza di ciascun nodo.

I rizomi

I rizomi costituiscono la struttura sotterranea del bambù, generalmente definita con il termine comune di radici. La loro funzione è quella di supporto, colonizzazione di nuovo territorio e trasferimento dell’energia vitale; si sviluppano formando un reticolo sotterraneo estremamente compatto e stabile.

Il loro apice è appuntito e molto resistente così da riuscire a penetrare e diffondersi nel suolo; spesso è talmente robusto da riuscire a superare e rompere barriere estendendosi per parecchi metri.

Esistono due forme di rizoma: monopodiale (running bamboo) e simpodiale (clumping bamboo): i rizomi monopodiali crescono orizzontalmente e spesso con una velocità ed un vigore sorprendenti (da qui il soprannome di “runners” – corridori); ogni internodo del rizoma contiene una gemma dormiente da cui si potrà sviluppare un nuovo rizoma in senso orizzontale, oppure un nuovo culmo in verticale.

Gran parte delle specie che vivono nelle zone temperate, appartenenti ai generi Phyllostachys, Arundinaria e Shibatea, presenta il rizoma di tipo monopodiale e per questa ragione possono essere molto invasivi contrariamente ai rizomi simpodiali (clumping – a mazzo), corti e tozzi, che danno origine ad un boschetto compatto con i culmi molto vicini fra loro e dallo sviluppo concentrico uniforme. Questa tipologia di rizoma caratterizza soprattutto i bambù tropicali, come i generi Bambusa, Guadua e Dendrocalamus.

Utilizzo: I rizomi del bambù, in particolare quelli di tipo monopodiale, grazie al sistema di rete che formano nei primi 50-100 cm di terreno, contribuiscono a stabilizzare i pendii e a proteggere dall’erosione prodotta dalle acque, dai venti forti o dagli smottamenti.

In molti paesi vengono spesso impiegati per la produzione artigianale di manici per borse, ombrelli, braccialetti ed anche mobili.

Il culmo

Il culmo è il nucleo aereo segmentale della pianta, unito al rizoma attraverso il cosiddetto collo. È ciò che comunemente si chiama “canna” ed è formato da nodi ed internodi: i nodi sono la parte più resistente del culmo e a seconda della specie possono essere molto sporgenti oppure quasi impercettibili; gli internodi, vuoti nella gran parte delle specie, possono però anche essere pieni. Ogni nodo contiene una gemma dormiente che potrà svilupparsi in un nuovo ramo.

Il culmo si sviluppa dai nuovi germogli che stagionalmente emergono dal terreno colonizzato dalle radici, ed emerge con un diametro uguale a quello che manterrà il culmo maturo. I bambù, infatti, non crescono in larghezza come gli alberi; l’altezza che la canna raggiunge nelle prime 4-8 settimane sarà quella che manterrà durante tutta la sua vita.

Con il passare degli anni muta invece la sua struttura: la densità della parete interna si irrobustisce e le fibre divengono più legnose con l’età, raggiunti i 3-5 anni le canne sono mature.

I culmi possono essere di vari colori, forme, altezze, diametri, si possono avere culmi eretti mentre altri si piegano sinuosamente..

Pur mantenendo la classica struttura con nodi ed internodi, esistono bambù con strutture particolari, come le specie rampicanti.

Utilizzo: Il culmo è considerato ovviamente la parte più importante della pianta per i suoi molteplici usi. Oltre ad essere un ottimo combustibile per forni o stufe, specie per le fasi di avviamento (il bambù ha un elevatissimo potere calorico), con esso si possono realizzare strutture di vario genere: parti di edifici, impalcature per gli stessi, stuoie, vari articoli intrecciati, strumenti musicali, mobili, parquet etc. La base del culmo, più spessa e pesante, è ideale per la produzione di carbone, mentre i germogli sono utilizzati in cucina come alimento, soprattutto nei paesi orientali.

I rami

I rami del bambù sono molto importanti perché sostengono il fogliame, struttura fondamentale per i processi fisiologici (fotosintesi e respirazione). Nella maggior parte dei casi si sviluppano solo quando il culmo ha raggiunto la sua altezza massima, ma non sempre è così: i rami del bambù Phyllostachys e Semiarundinaria, per esempio, crescono mentre il culmo si sta ancora allungando.

Nei bambù Sasa, Sasaella e Pseudosasa i rami crescono solo nella parte alta del culmo; in altre specie appaiono lungo tutta la sua estensione; ciò è influenzato dalla quantità di luce ricevuta dalla singola pianta.

Il numero di rami che si sviluppano da ogni nodo è un elemento importante per l’identificazione dei bambù anche se, chiaramente, esistono eccezioni:

– i bambù della specie Sasa e Pseudosasa hanno solo un ramo per nodo.

– i Phyllostachys solitamente due: uno più robusto ed uno più esile e più corto (a volte ne appare un terzo fra i due, ancora più piccolo).

Utilizzo: I rami vengono impiegati in agricoltura come tutori, per la produzione di scope, per la realizzazione di intrecci e per la produzione di fibre tessili dalle caratteristiche antibatteriche e traspiranti, morbide e resistenti.

I rami apicali del culmo hanno un alto contenuto di fibra e sono utili nella fabbricazione di agglomerati.

Le foglie

E’ la forma principale di elaborazione degli alimenti per la pianta, formata da guaina, lamina e appendici. Nella maggior parte dei casi le foglie sono sottili, lunghe, lanceolate, simili a fili d’erba, erette o reclinate verso l’esterno, di colore verde più o meno intenso. Soprattutto le dimensioni, ovviamente, variano da specie a specie.

Utilizzo: Grazie all’alto valore proteico le foglie del bambù possono essere un ottimo foraggio per animali, mentre l’elevato contenuto di silicio le rende un buon componente per la preparazione di concime. Le foglie si utilizzano anche per estrarne pigmenti o componenti per la realizzazione di medicinali e cosmetici, oppure è possibile trasformarle per farne Tè, infusi o bevande in generale.